Categoria : ARTICOLI KARATE
101 STORIE ZEN


Questi racconti sono in parte tratti da un testo intitolato il "Shaseki-shu" [Raccolta di Pietra e di Sabbia], che Muju (il «non-dimorante»), un maestro giapponese di Zen, scrisse alla fine del tredicesimo secolo, e in parte da varie altre raccolte di aneddoti di monaci Zen pubblicate in Giappone tra la fine del secolo scorso e il principio di questo.
Gli Orientali, più attenti all'essere che all'agire, hanno sempre avuto il massimo rispetto per l'uomo che ha scoperto il proprio io. Un uomo siffatto si prefigge, seguendo l'esempio di Buddha, di dischiudere la propria consapevolezza.
I racconti qui presentati parlano di queste scoperte dell'io.
Quanto segue è tratto dalla prefazione alla prima edizione inglese di questi racconti ["101 Zen Stories", transcribed by Nyogen Senzaki and Paul Reps, London and Philadelphia, 1939].

Lo Zen potrebbe essere definito l'arte e il proposito interiori dell'Oriente. Fu trapiantato in Cina da Bodhidharma, che vi giunse dall'India nel sesto secolo, e fu portato verso l'est sino in Giappone a partire dal dodicesimo secolo. E' stato così descritto: «Uno speciale insegnamento senza scritture, al di là delle parole e delle lettere, che mira all'essenza spirituale dell'uomo, che vede direttamente nella sua natura, che raggiunge l'Illuminazione».
In Cina lo Zen fu conosciuto col nome di Ch'an. I maestri di Ch'an-Zen, anziché essere seguaci del Buddha, aspirano ad essere i suoi amici e a stabilire con l'universo un rapporto simpatetico come fecero Buddha e Gesù. Lo Zen non è una setta ma un'esperienza.
L'abitudine Zen della ricerca di sé mediante la meditazione per realizzare la propria vera natura, accompagnata dal disprezzo per il formalismo, dall'insistenza sull'autodisciplina e la semplicità di vita, finì con l'ottenere il favore della nobiltà e delle classi dominanti del Giappone e il profondo rispetto di tutte le correnti filosofiche dell'Oriente.
I drammi No sono racconti Zen. Lo spirito Zen ha finito col significare non soltanto la pace e la comprensione, ma la devozione all'arte e al lavoro, il ricco dispiegarsi dell'appagamento, che apre la porta all'intuito, l'espressione della bellezza innata, il fascino inafferrabile dell'incompletezza. Lo Zen ha molti significati, nessuno del tutto definibile. Se sono definiti, non sono Zen.
E' stato detto che se si ha lo Zen nella propria vita, non si ha più nessuna paura, nessun dubbio, nessun desiderio superfluo, nessuna emozione estrema. Non si è turbati né da atteggiamenti ingenerosi né da azioni egoistiche. Si serve l'umanità umilmente, attuando con misericordia la propria presenza in questo mondo e osservando la propria fine come un petalo che cada da un fiore. Sereni, si gode la vita in beata tranquillità. Questo è lo spirito dello Zen, la cui veste sono le migliaia di templi in Cina e in Giappone, i preti e i monaci, ricchezza e prestigio, e spesso proprio quel formalismo che esso vorrebbe trascendere.
Studiare lo Zen, il fiorire della propria natura, non è impresa facile in nessun'epoca e in nessuna civiltà. Molti insegnanti, veri e falsi, si sono proposti di aiutare altri in tale compito. Questi racconti sono il risultato di innumerevoli e autentiche avventure nello Zen. Che il lettore a sua volta possa realizzarle oggi nella sua quotidiana esperienza di vita.

Le prime dieci

  1. Una tazza di tè
  2. Trovare un diamante su una strada fangosa
  3. Ah sì?
  4. Obbedienza.
  5. Se ami, ama apertamente.
  6. Nessuna pietà.
  7. Annuncio.
  8. Grandi Onde.
  9. Non si può rubare la luna.
  10. L'ultima poesia di Hoshin.
  11. La storia di Shunkai.
  12. Il cinese felice.
  13. Un Buddha
  14. La strada fangosa
  15. Shoun e sua madre
  16. Quasi un Buddha
  17. Avaro nell'insegnare
  18. Una parabola
  19. Il Primo Principio
  20. Il consiglio di una madre



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